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Microplastiche: un nemico invisibile da conoscere e da combattere.

Vi sarà capitato, soprattutto negli ultimi anni, di sentir parlare di microplastiche, ma cosa sono realmente? Come si formano? E' vero che ne assumiamo in grosse quantità senza saperlo? Cosa possiamo fare concretamente per combatterle e salvaguardare l'ambiente, oltre che la nostra salute?

Il termine ‘microplastiche’ (MP) è stato coniato dal gruppo di Tompson e collaboratori nel 2004, per indicare la ‘plastica molto piccola, i particolati e le fibre plastiche’.

Di norma ci si riferisce infatti a piccole particelle di materiale plastico, generalmente con un diametro compreso in un intervallo di grandezza che va dai 330 micrometri e i 5 millimetri.

Esiste poi una categoria ancora più silenziosa e non per questo più innocua, le cui particelle sono di dimensioni al di sotto di 1 micrometro, classificate come nanoplastiche.


Come arrivano fino alle nostre tavole?


Il nostro Paese, in media, produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti e ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di materiali plastici indistruttibili che, frammentandosi nell’ambiente, finiscono per ridursi in pezzi sempre più piccoli raggiungendo dimensioni nanometriche. Questo è ancor più vero quando si parla di habitat marino, l'ambiente certamente più danneggiato dalla plastica e i suoi derivanti.

La presenza di microplastiche nei mari è cosa risaputa, oltre che ampia e diffusa: diversi studi hanno dimostrato che queste piccole particelle possono essere ingerite da diversi organismi marini e trasferite poi lungo la catena alimentare, determinando effetti fisici e tossicologici sulla fauna marina e sulla salute umana.

In quei fragili organismi, infatti, l'assunzione di microplastiche comporta ad una riduzione degli apporti di cibo a causa di falso senso di sazietà, diminuzione del tasso di crescita e del peso, complicanze riproduttive e modificazioni comportamentali che possono minacciare le popolazioni marine.

Ingenti quantità di microplastiche sono state rilevate non soltanto nei pesci, molluschi e crostacei, ma anche in alimenti quali miele, birra, zucchero e sale!

Il problema delle acque potabili


Forse ancor più pericoloso, in quanto può avere effetti diretti sulla salute umana, è la presenza di microframmenti plastici sia nelle acque confezionate in bottiglia che in quelle distribuite dagli acquedotti.

Un recente studio* condotto da ricercatori americani su undici marchi di acqua in bottiglia provenienti da tutto il mondo, acquistati in diciannove località di nove paesi diversi, ha mostrato che il 93% delle bottiglie analizzate era contaminato da microplastica, di diversa natura e con differenti dimensioni.

Purtroppo anche l’acqua di rete non è esente da questo problema. Un’indagine effettuata su scala mondiale riguardante l’inquinamento di microplastica nell’acqua di rubinetto**ha mostrato nell’81% dei campioni analizzati la presenza media di 5,45 particelle/litro, per la stragrande maggioranza costituite da fibre sottilissime e con lunghezza compresa tra 0,1 e 5 mm.

La ricerca ha evidenziato anche dei risultati significativamente diversi per i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, un risultato sorprendente che ha mostrato come i paesi più avanzati, nonostante siano in possesso di migliori sistemi di smaltimento dei rifiuti urbani e di filtrazione dell’acqua, sono quelli con una maggiore densità di microplastiche nelle acque distribuite in rete.

Un futuro incerto; quali potenziali rischi?


Incerto è stato definito il futuro in relazione ai potenziali rischi derivanti dall'assunzione di microplastiche. I rischi per la salute associati all'ingestione delle microplastiche, come indicato nel rapporto “Microplastics in Drinking Water” dell'OMS, sono di tre tipi: il primo, quello fisico, è legato all'accumulo delle microparticelle di plastica – soprattutto le più piccole, nell'ordine dei nanometri – all'interno degli organi, come fegato e reni; il secondo pericolo è di tipo chimico, associato cioè alla potenziale tossicità dei materiali di cui sono composte; il terzo fattore di rischio è la possibilità che le microplastiche possano fungere da vettore per agenti patogeni come batteri, che potrebbero formare biofilm attorno alle particelle. Sulla base degli studi analizzati dall'OMS, al momento il rischio per la nostra salute viene considerato basso, ma la situazione potrebbe cambiare radicalmente in futuro.


Quali azioni possiamo intraprendere per eliminare il problema?

La nostra certezza è che oggi non è possibile vivere in un mondo completamente privo di microplastiche. Quello che possiamo fare, tuttavia, è ridurne drasticamente l'assunzione e, soprattutto, evitare di crearne di nuova!

Il canale principale di assunzione di microplastiche, come abbiamo visto, è l'acqua, in quanto avviene in modo diretto ed è presente sia nelle acque potabili che nelle bottiglie di plastica di uso comune.

Come fare allora per evitare di bere e assumere continuamente fibre di microplastica?

La soluzione è quella di avere un sistema filtrante in grado di trattenere le microplastiche.

La nostra missione, da oltre quarant'anni, è quella di creare dispositivi semplici, economici e facili da installare in grado non soltanto di trattenere i vari agenti inquinanti quali metalli pesanti, film di alghe, cloro, pesticidi e molto altro, ma che siano in grado anche di trattenere fibre di microplastica, garantendo il benessere dell'ambiente e delle persone.


#microplastiche


*Synthetic polymer contamination in bottled water– Sherri A. Mason, Victoria Welch, Joseph Neratko – State University of New York at Fredonia, Department of Geology & Environmental Sciences, 2018

**Anthropogenic contamination of tap water, beer, and sea salt –Mary Kosuth, SherriA.Mason, ElizabethV.Wattenberg – PLoSONE13(4):e0194970, aprile 2018

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