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Mascherine e guanti usa e getta: ciò che ci salva oggi, ci distrugge domani.

Già a fine maggio l’ONG francese Opération Mer Propre (OMP) ha lanciato l’allarme su una nuova minaccia per gli ecosistemi marini dopo aver scoperto migliaia di mascherine usa e getta e guanti in lattice nei fondali del Mediterraneo. Lo stesso Joffrey Peltier di OMP ha affermato che “Sarà l’inquinamento del futuro se non viene fatto nulla”. “Presto correremo il rischio di trovare più maschere che meduse nel Mediterraneo”, ha aggiunto Laurent Lombard di Opération Mer Propre. Questa spiazzante affermazione ha già trovato molti portavoce in giro per il mondo, che cercano di diffondere il messaggio in ogni angolo della terra.

Dati allarmanti sono arrivati anche da "OceansAsia", organizzazione con base a Hong Kong. “Su una spiaggia lunga circa 100 metri, ne abbiamo trovate oltre 70“, ha dichiarato Gary Stokes di OceansAsia. "Solo una settimana più tardi ne sono state recuperate altre 30 e quella spiaggia è su di un’isola disabitata nel bel mezzo del nulla”.


Inutile negarlo, siamo nell’era dei “rifiuti Covid”: mascherine, bottigliette di igienizzanti, calza scarpe, cuffie per capelli e guanti in lattice giacciono sui fondali marini, contaminandoli e creando gravissimi danni agli ecosistemi. A questi ovviamente si aggiungono i rifiuti già da (troppo) tempo presenti nei mari, come plastica, confezioni in polistirolo, posate usa e getta, cannucce, bottiglie e molto altro.

Quali possibili soluzioni per questo

"nuovo inquinamento"?

Il corretto smaltimento dei rifiuti negli appositi contenitori rimane il primo fondamentale accorgimento a cui prestare la massima attenzione. Gettare i rifiuti in luoghi non idonei è la prima forma di inquinamento e distruzione dell'ecosistema.

"La spazzatura in mare è generata dal modo in cui smaltiamo i DPI (dispositivi di protezione individuale) e la plastica in generale, non dall'uso stesso. I governi chiedono a ogni cittadino di indossare una mascherina, ma questo non deve significare creare rifiuti", dice Richard Thompson, professore di biologia marina dell'Università di Plymouth, che per primo ha coniato il termine 'microplastica' nel 2004 (per approfondimenti su microplastiche cliccare qui).

Inoltre, scegliere di acquistare mascherine riutilizzabili e lavabili, ormai ampiamente in commercio a prezzi vantaggiosi, e di lavarsi spesso le mani anziché cambiare i guanti ripetutamente (qualora le condizioni lo permettano) possono essere due azioni fondamentali per la salute del pianeta, mantenendoti comunque in sicurezza.

Anche dedicare trenta minuti al giorno camminando lungo le spiagge, nei parchi o per le vie della città, muniti di sacco apposito dove raccogliere i rifiuti, è un ottimo modo per fare del bene alla natura e a se stessi.


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#noplanetB #etucomesmaltisci?



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